Pillole di accessibilità n.9: Quali sono i problemi,che può incontrare una persona con disabilità durante un viaggio?

A volte le barriere culturali sono più difficili da superare di quelle architettoniche  e capita spesso che alle persone con disabilità vengano riservati, senza consapevolezza, comportamenti poco consoni. Ne parliamo con Simona Petaccia, Giornalista e Presidente della onlus Diritti Diretti.

 Articolo di Daniela Orlandi

Le barriere culturali, al pari di quelle architettoniche e sensoriali, possono condizionare negativamente la qualità della vita delle persone con disabilità. In particolare alcuni atteggiamenti e modi di porsi, seppure basati sulle buone intenzioni, possono risultare poco consoni e causare disagio, imbarazzo o frustrazione. Ne parliamo con Simona Petaccia, Presidente e fondatrice della Onlus Diritti Diretti che dal 2008 progetta, insegna e comunica il turismo accessibile.

 

Quali sono i problemi, non direttamente riconducibili alle barriere architettoniche, che può incontrare una persona con disabilità durante un viaggio?

La capacità degli addetti alla ricezione del turista è un tasto dolente. Ad esempio, a volte ho la sensazione di essere trasparente quando entro in un bar, ristorante ecc. Mi spiego: Al momento dell’ordinazione, l’addetto si rivolge alla persona che è assieme a me, dando per scontato che io non sappia parlare o che non sia in grado di conoscere i miei desideri perché utilizzo una carrozzina per muovermi. La scena diventa “divertente” soprattutto quando mi reco all’estero e sono l’unica persona che è capace di parlare con l’addetto al tavolo. In quel caso, lascio prima faticare il cameriere per farsi capire a gesti con gli altri italiani. Poi, all’improvviso, ordino per tutti e lui resta attonito quando gli dico che ho imparato la lingua all’università, dove mi sono laureata con lode.

Perché ha scelto di trattare questo tema nell’articolo?

Nel settore turistico, la percezione della qualità è profondamente connessa all’incisività del lavoro svolto dal personale. Per questo, Diritti Diretti considera la comunicazione interpersonale degli addetti come un tassello fondamentale dell’ospitalità accessibile. Servizi che ruotano così tanto attorno alla soddisfazione psico-fisica del cliente non possono che porre in primo piano la formazione sulle tecniche di comunicazione, per permettere agli operatori di accrescere l’interazione con i clienti attraverso la comprensione di bisogni e desideri. Questo perché, se si vuole offrire un servizio e un’immagine di qualità, è sì necessario creare un’offerta rivolta al grande pubblico, ma è altrettanto importante personalizzarla sul singolo cliente per creare un livello di fidelizzazione più elevato.

Cosa si può fare per migliorare l’accoglienza?

Oggigiorno il rapporto tra turismo e accoglienza per tutti è un legame tutt’altro che scontato. È, invece, importante considerare l’accessibilità come una disciplina trasversale che è necessaria a ogni operatore del turismo, a qualsiasi livello professionale. Per questo, Diritti Diretti organizza incontri formativi allo scopo di liberare la mente degli addetti da pregiudizi e stereotipi mostrandogli come la relazione con i clienti che hanno esigenze particolari non implica prassi diverse da quelle che sono alla base del rapporto con qualsiasi altra persona. Allo  stesso modo, l’associazione promuove manifestazioni mirate a far conoscere a manager pubblici e privati le buone pratiche sull’accessibilità che sono riuscite a produrre sviluppo socio-economico.

 

 

  SIMONA PETACCIA: Giornalista dal 1999 (www.simonapetaccia.it) e Presidente della onlus Diritti   Diretti(www.dirittidiretti.it) che progetta, insegna e comunica il turismo accessibile dal 2008.

 

 

 

 

 

 

Ha altri suggerimenti?

 Credo che la comunicazione non possa essere affidata a qualche “bella anima” che lavora per      associazioni e comitati, con altre competenze professionali. Per colmare l’attuale divario tra operatori,  media e pubblico è necessario comprendere che la comunicazione è una dottrina insegnata all’università  e, come tale, può essere soltanto il frutto di un impegno organizzato e consapevole da affidare a  professionisti del settore. La prima legge che parlava di abbattimento delle barriere architettoniche risale  al 1971 e se, dopo oltre 40 anni, si continua ancora a parlarne vuol dire che non si è riusciti a far  percepire il concetto per quello che è realmente: una importante leva per la competitività economica del  nostro paese. Noi lavoriamo per colmare questo divario comunicativo.

 

 


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