Pillole di accessibilità n.11: Le barriere alla comunicazione

In una destinazione turistica le barriere della comunicazione possono influenzare negativamente la qualità dell’accoglienza al pari di quelle architettoniche e capita spesso che le persone con disabilità uditiva si trovino davanti ad ostacoli che impediscono loro la comprensione delle informazioni o l’uso confortevole e sicuro di spazi e servizi. Ne parliamo con il Presidente Nazionale ENS Giuseppe Petrucci e Consuelo Agnesi, architetto e professionista per l'accessibilità.

Le barriere della comunicazione, al pari di quelle architettoniche, possono condizionare negativamente la qualità di una vacanza per le persone con disabilità uditiva. Ciò può accadere sia durante il viaggio che nel soggiorno presso una struttura turistica.
Dal rapporto interpersonale con gli operatori all’accesso, allo scambio di informazioni che permettono di usufruire di servizi, spazi ed attrezzature, i problemi che si possono incontrare sono diversi, ma tutti riconducibili al principio che la comunicazione, per essere efficace, deve privilegiare il canale visivo trasformando tutto quello che non può essere ascoltato in qualcosa che può essere visto.
E in questo possono aiutare non solo la formazione del personale ma anche l’uso di soluzioni progettuali e tecnologiche adatte al caso. Ne parliamo con il Presidente Nazionale ENS Giuseppe Petrucci e Consuelo Agnesi, architetto e professionista per l'accessibilità.
Quali sono i problemi, riconducibili alle barriere della comunicazione, che può incontrare una persona con disabilità uditiva durante un viaggio?
Il viaggio, spesso si può rivelare un’odissea, sin dall’inizio, per chi non sente, sia a livello ambientale che nell’accoglienza turistica, spesso a causa della carenza di servizi.
La persona con disabilità uditiva vive in un mondo dove la comunicazione sonora è il canale primario e di conseguenza non riesce a partecipare attivamente o ad afferrare tutto ciò che non sia visibile ai suoi occhi o a discriminare tutte le singole informazioni che vengono veicolate attraverso il suono.  
Nel nostro Paese abbiamo molta disinformazione riguardo all’universo della sordità e alle relative problematiche quotidiane, tanto che nell’ambiente, in totale assenza di feedback uditivo, abbiamo insormontabili ostacoli che mettono a repentaglio sia la sicurezza che la fruizione in piena autonomia degli spazi.
I problemi sono molteplici: dalla poca attenzione alla comunicazione ambientale -che sovente non consente l’orientamento o l’identificazione dei luoghi di interesse- all’assenza di segnalazioni visive in caso di emergenza, dalla mancata traduzione visiva degli annunci nelle stazioni come il cambio del treno all’impossibilità di poter utilizzare qualsiasi servizio come chiamare l’ambulanza in caso di necessità o fare una prenotazione alberghiera.
Perché ha scelto di trattare questo tema nell’articolo?
Semplicemente perché oggi si tende a parlare solo di barriere architettoniche e poco o nulla di barriere percettive e di comunicazione, le quali, seppur “invisibili” incidono molto sulla vita quotidiana delle persone con disabilità uditiva/sorde, in qualsiasi contesto (scuola, lavoro, tempo libero).
Se si vuole raggiungere il benessere collettivo, è importante comprendere le specifiche necessità di ognuno ed offrire la possibilità di poter accedere a qualsiasi servizio ed in particolare, garantirne la qualità.
Cosa si può fare per migliorare l’accoglienza?
Per migliorare l’accoglienza nel settore turistico, si deve iniziare a sviluppare in ogni contesto, la giusta modalità di dare informazioni sia a livello ambientale che di servizi.
Oggi siamo troppo legati alla società sonora quando in realtà abbiamo a disposizione strumenti, modalità, risorse ed accorgimenti che consentono di poter avere una comunicazione multisensoriale di tutte le informazioni: solo così potremo garantire una partecipazione attiva a chiunque, persone sordocieche comprese.

Nelle strutture ricettive ad esempio basta davvero molto poco: oggi abbiamo una vasta gamma di possibilità per renderla accessibile, sia a livello di strumenti tecnologici che di risorse umane. Si può partire da semplici servizi di prenotazione attraverso e-mail, chat e/o videochiamata, avere un sito web completo di informazioni e per l’accoglienza, se possibile, la formazione del personale in modo che possa essere preparato alla comunicazione con le persone sorde. Si può garantire l’autonomia anche all’interno dell’edificio attraverso dispositivi tecnologici che consentano le segnalazioni visive ed a vibrazione degli allarmi, della sveglia ed eventualmente anche il miglioramento della comunicazione con la reception.
Ha altri suggerimenti?
Credo sia importante, al fine di garantire il benessere collettivo ed offrire dei servizi di qualità, il coinvolgimento dei professionisti del settore e delle associazioni nella realizzazione di soluzioni inclusive, in quanto, sono a conoscenza sia degli strumenti che delle informazioni necessarie.
Credo sia importante, iniziare un cambio di rotta a livello di cultura: il turismo accessibile non è un mero settore di “nicchia”, è semplicemente un mercato ancora inesplorato e l’integrazione di nuove risorse e servizi porta solo beneficio ed opportunità all’intera collettività, senza se e ma.

 

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