Pillole di Accessibilità n.13: In vacanza con allergie alimentari.

Quando si parla di turismo accessibile non si possono non tenere in considerazione anche le problematiche legate alle allergie alimentari. La prospettiva di una vacanza può diventare, infatti, un vero e proprio incubo per quei quasi 2 milioni di italiani che ne soffrono e che, lontani dalla sicurezza dei propri spazi domestici, vivono nel timore di uno shock anafilattico.

Ne parliamo con Valeria Invernizzi, Presidente e fondatrice di Cibo Amico, un’associazione nata dall’idea di un gruppo di genitori di bambini allergici che ogni giorno si scontrano con le piccole e grandi difficoltà che questa patologia può riservare.

Quali sono i problemi che può incontrare una persona con allergie alimentari durante un viaggio?

I problemi sono molti. Sicuramente il più grande è quello di riuscire a reperire in maniera agevole alimenti sicuri. In questo senso, gli alimenti confezionati sono quelli meno problematici perché leggendo l’etichetta è possibile verificare gli ingredienti e contattando il produttore accertarsi che non ci siano contaminazioni pericolose. Purtroppo non sempre è possibile ottenere l’informazione in tempo reale e questo può rappresentare un problema durante la vacanza, soprattutto se ci si trova all’estero o se presso il bar o il ristorante non sono disponibili prodotti di marche già conosciute.

 Quando si parla di alimenti sfusi, la situazione è ancora più complessa perché, nel caso di allergie gravi, non è sufficiente fornire le informazioni relative agli ingredienti e alla lista degli allergeni, ma sarebbe necessario ottenere informazioni dettagliate anche rispetto al processo con il quale è stato realizzato il prodotto.

Cosa è importante che le strutture turistiche facciano? E’ sufficiente la segnalazione della lista degli allergeni nel menù?

Il rispetto della normativa vigente già sarebbe un bel passo in avanti. In Italia, come in Europa, c’è un’interpretazione spesso personale delle norme legate alle allergie alimentari. Capita così che molti laboratori o ristoranti si limitino a segnalare all’ingresso l’uso di allergeni senza fornire informazioni dettagliate rispetto alle singole preparazioni e, chiaramente, questo non è sufficiente a consentire alla persona con allergie alimentari di acquistare il prodotto in sicurezza.

Se vogliamo andare oltre il rispetto della normativa, e parlare anche di buone prassi, sarebbe molto importante che al ristorante fosse direttamente il personale di cucina a spiegare all’ospite allergico come è stato preparato il pasto, senza demandare la spiegazione al cameriere che potrebbe non essere preparato a rispondere a domande che spaziano dalla lista degli ingredienti alla modalità con cui è stato preparato il cibo.

Un altro aspetto importante è la formazione dei dipendenti. Nella nostra esperienza di associazione possiamo affermare di aver incontrato molto spesso la disponibilità del personale di cucina a soddisfare le esigenze particolari dei clienti con allergie, ma altrettanto spesso la disponibilità non è stata accompagnata dalla competenza. Non è difficile, infatti, trovare del personale che non sappia minimamente cosa sia un’allergia alimentare, e questo può diventare molto pericoloso.

Ha qualche altro suggerimento da dare ad alberghi e villaggi vacanze per migliorare il servizio?

Come spiegavo prima, per la persona con allergie gravi è importante conoscere tutta la filiera che va dalla preparazione del cibo, che deve avvenire utilizzando pentole e utensili non contaminati, fino agli ingredienti utilizzati.

La cosa migliore per evitare il rischio di contaminazione, sarebbe dare alla persona allergica la possibilità di preparare il proprio pasto in autonomia, magari all’interno di un piccolo spazio dedicato all’interno della cucina o, quantomeno, la possibilità di portare da casa gli alimenti che verranno poi cucinati durante il soggiorno.

Cosa deve guardare la persona con allergie gravi nello scegliere un hotel o un ristorante?

In generale, le attività specializzate nel filone della celiachia, offrono maggiori garanzie perché, nella maggior parte dei casi, il personale ha avuto una formazione specifica sui temi collegati alle allergie alimentari e, solitamente, è in grado di garantire che il pasto venga preparato senza contaminazioni

In ogni caso non sempre è facile trovare il posto giusto e spesso si va alla cieca, basandosi solo sul passaparola. Per questo motivo noi, come associazione, abbiamo pensato ad una piattaforma telematica attraverso la quale segnalare e condividere le attività ristorative e alberghiere nelle quali è possibili gustare pasti sicuri. Si tratta di un’applicazione per smartphone che vedrà la luce nei prossimi mesi grazie alla collaborazione tra la nostra associazione e l’ospedale Meyer di Firenze.

 

Cibo Amico è una associazione di genitori di bambini allergici seguiti presso il Reparto di Allergologia dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Cibo Amico vuol far conoscere il problema dell'allergia alimentare e le possibili terapie, aumentare i diritti delle persone allergiche ed offrire il sostegno di un gruppo di auto-aiuto tra famiglie con scambio di esperienze, suggerimenti e ricette. I progetti spaziano dal supportare la famiglia e la scuola nella gestione del rischio allergico, al creare una rete di servizi “allergy friends”: ristoranti, bar, hotel, B&B. Per altre informazioni  www.ciboamico.it    

 

Articolo di Serena Stefanoni

 

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